La vita è un teatro

“La vita è un teatro, e noi siamo gli attori” diceva Shakespeare. Più che un aforisma, è un saggio consiglio.

Sto leggendo “L’incontro con lui” degli ex coniugi Givaudan, scritto 27 anni fa. OMG.

Lui parla. Al capitolo 2 parla di emozioni, ego, illusione, e di come venirne fuori, di come riconnettersi alla Fonte Divina, alla Gioia, e fuggire dall’illusone della rabbia, della tristezza, della malinconia, che frequentemente ci assalgono.

L’ego viene descritto come una palude, come delle sabbie mobili, o delle apnee volute senza risalita per paura di perdersi. E in effetti, mi sento così quando sono in preda a questi stati illusori, e nonostante i numerosi strumenti che la Fonte Divina mi ha portato a conoscenza (Lode!) mi sono sentita spesso impantanata, agonizzante, incapace di reagire.

Non mi accorgevo che “.. le vostre difficoltà, questi ostacoli apparenti nati dalle sabbie mobili dell’anima, prima di tutto sono gli architetti del vostro stesso Essere” cioè grazie al mio libero arbitrio, me le sono create da sola….. e “Ciò che credete sia il vostro vero sè, è semplicemente uno schermo sul quale la vostra anima egoica proietta I suoi istanti illusori”. Illusioni. Maschere create da me. Nulla di più.

Mò basta però!

Con frasi cariche di significati, talvolta difficili da comprendere alla prima lettura, lui ricorda come ricentrarsi, e portarsi nuovamente in connessione con la Fonte Divina. Come spesso accade, la risposta a una tanto agognata domanda (vedi i miei ultimi post), è di una semplicità che ti lascia senza fiato, per non dire… “quanto sono stata orba!”.

La risposta ce la ricorda il nostro amico Shakespeare… La vita non è altro che un teatro, e noi siamo i suoi attori. Il grande poeta ci consiglia, ogniqualvolta ci sentiamo sopraffatti dalla negatività, di sederci, respirare e guardare cosa sta accadendo in noi, come se stessimo guardando un film alla tv. Io questa cosa l’ho letta una fraccata di volte, ma devo dire che finora non mi era giunta l’importanza di questa pratica di salvezza (oserei chiamarla!).

Per chi riesce con una sana meditazione, ben venga, vai col pulsante PLAY e guardati nella tua mente l’episodio del film della tua vita che ti ha portato a fare esperienza di quella situazione di dolore-illusione.

Per chi, come me, potrebbe avere qualche difficoltà a tenere a bada l’ego rompino, lui consiglia vivamente prima di tutto di connettersi al proprio respiro, e ricordarsi che questo atto naturale non è altro che la connessione con la Fonte Divina. Infatti dichiara “Il primo passo per imparare ad amare la vita da cui siete stati generati, è imparare a gustarla attraverso il fiotto d’aria che vi penetra nei polmoni…. Imparate a respirare sapendo che state respirando… Ciò che viene a rigenerare le vostre cellule ad ogni respirazione, è molto di più che una semplice combinazione di gas: è la fonte stessa dell’Amore”.

In secondo luogo, mentre mi chiedevo come portare a manifestazione, in maniera facile, quello che ci consiglia, ho pensato alla scrittura. Mettiamola sul ridere. Cominciamo con un “C’era una volta” e poi abbelliamolo con “una ragazza che si piangeva su di sé per questo, questo e quell’altro”. Sdrammatizziamo. E descriviamo il copione. Osserviamolo da fuori, come un esterno.

Scrivendo abbiamo anche il dono di buttare fuori le emozioni bloccate dentro. Quindi due piccioni con una fava. Scriviamo, quindi ci esternalizziamo dall’evento illusorio, e buttiamo fuori contemporaneamente l’incazzo, la scoraggiamento, la frustrazione. Risultato? Riconnessione con la Fonte Divina, con la Gioia, con il nostro Sè Superiore!

Un’ultima considerazione. Tutte le fatiche di questo ultimo anno, la stanchezza che ultimamente ho sentito, hanno un altro flavour dopo che ho letto queste parole:

“Osate dunque, amici miei della Terra, osate gridar forte fin d’ora non “Amerò” ma “amo, amo questa vita che ci dà mille occasioni di forgiarci maggiormente! L’amo perché non più , non sono mai stato questo flusso di pulsioni che sfilano dentro di me, perché i dolori della mia anima non sono punizioni, ma esistono solo per segnalarmi gli errori lungo la strada!””.

Grazie Gesù. Grazie Anne e Daniel. Anche se in ritardo, grazie.

grazie-gesu

Nobody said it was easy..

.. e siamo a febbraio .. velocemente questo 2017 prosegue .. ancora non ho ottenuto il grande cambiamento di vita che desidero ardentemente da mesi ormai, ovvero vivere ogni giorno con la gioia nel cuore, OGNI GIORNO non un giorno sì e uno no! Giusto l’altro ieri ero in fase di super down, e per tirarmi fuori ho dovuto fare la lista delle cose belle che ho vissuto negli ultimi 6 mesi, oltre che ad aggiungere le cose basilari che ho (famiglia, casa, cibo, salute, etc.). Ieri, fase super hippy happy! E non mi devono arrivare, nota bene… vabbè.

Ora mi sto aggiornando sui significati di questo super mega evento cosmico che si avrà con la Luna Piena e l’eclissi penumbrale (wow quante ne so!.. .. .. sì, del tipo.. leggi!), e pare che stiamo arrivando ad una resa dei conti, quasi, del tipo… 6 felice? Are you sure? Are you really really sure? Sicura? Ecco, ehm…. Diciamo che sto giusto aspettando la mia anima gemella e il mio nuovo lavoro a vocazione spirituale da mesi ormai, ma mi pare un po’ in ritardo, ma a parte questo, a parte gli up & down… all good!

Poi mi vengono in mente i lavori tipo dei 101 desideri.. onestamente ne ho realizzati parecchi, ora non sto a dire un 50%, ma parecchi che ad agosto dell’anno scorso erano sulla lista, e mano a mano si sono realizzati, e continuano. Sei mesi sono passati, e ovviamente alcuni di questi desideri sono cambiati… e mi chiedo: devo fare un’altra lista? Devo mandare una nuova lettera all’Universo? O, come si dice da più parti, devo lasciare andare il controllo, e arrivi quello che arrivi, con il suo tempo!?

Risposta? Qualcuno lo sa?

Rincontrarci è davvero difficile. “Nobody said it was easy”… una canzone famosa la canta questa frase, tipo “nessuno, quando eravamo di là pronti per ritornare di qua, ci ha detto che sarebbe stato facile, quindi lo sapevi, eh! Uomo avvisato…!”. Però davvero, è dura… e mi faccio una lista, così per averla sott’occhio:

  1. capire se mi devo dare da fare, o devo lasciare andare il controllo
  2. comprendere la differenza tra ego e intuizione… un parto prima di arrivarci, e ancora non riesco ad applicare la comprensione ad ogni minima mossa della mia mente (tipo 25mila volte al giorno!?)
  3. prendi una strada, tipo quella della solitudine (vedi sottoscritta), e mi arrivano messaggi da davanti, dietro, sopra e sotto che è ora di finirla… insomma fino a qualche tempo fa era la strada giusta, mò? Si cambia… l’Universo, noi… tutto… e dobbiamo stare dietro al cambiamento, se non vogliamo affannarci..

Attualmente mi sento come un’equilibrista che cammina sulla corda, la meta è lì davanti a me, sotto non ho il coraggio di guardare, ed ogni tanto perdo l’equilibrio… ma non mollo e continuo! A fare cosa? A pregare e ad avere fede, quelle sempre!