Un altro addio

Settimane fa ho fatto l’esercizio della genealogia con la psicologa. Un semplice foglio con su scritti i nomi dei parenti che conosco. Donne con un rettangolo, uomini con un cerchio.

Il giorno dopo, una mia cara zia viene ricoverata d’urgenza. Emorragia cerebrale.

Ecchecavolo, va bene che non esistono le coincidenze, ma . . . .

Oggi, dopo oltre un mese in cui entrava e usciva dal coma, mia zia si è liberata nel cielo. Parlo di liberazione perché l’alternativa era fisioterapia continua in carrozzella, in quanto la parte destra del corpo, viso incluso e comunicazione verbale inclusa, era andata.

E nonostante non la vedessi da tempo, non avessi avuto con lei alcuna affinità in questi ultimi 20 anni, il dolore ha preso il sopravvento. Ho pregato tanto perché il Signore la prendesse a sé, e istintivamente sono stata contenta. Tuttavia . . ora pervade la sofferenza . .  il senso di vuoto.

Si’, perché zia era molto presente nella mia infanzia. Aveva rappresentato l’amore e la dolcezza che i miei genitori non sono mai stato in grado di darmi, e di cui sto penando ancora ora.

Loro, i miei genitori, li ho perdonati; so che anche loro hanno patito lo stesso, anzi stanno probabilmente continuando a patire inconsapevolmente, a causa di un’incapacità anaffettiva generazionale. Credo sia comune a molte famiglie . . una volta parlandone con un’amica “ah, vabbè, capita a tanti. . .” come per dire “E’ normale …”  . . . . . se lo dici tu! 😛

Oggi sto lavorando molto attraverso le meditazioni; ogni tanto le mie bambine interiori mi vengono a galla, si presentano, si aprono . . . le devo rincuorare, le chiedo di fidarsi di me, ora. Ogni tanto faccio un hoponopono per loro, o per qualche organo. Ed ecco la bimbetta dei 5 anni. . . poi quella degli 8. . . ieri la ragazzina 13enne. Riaffiorano, finalmente si fidano, o si affidano. E quasi tutte sono disperate per il mancato amore paterno e materno. E io che cerco di mandarglielo, la io-me di oggi del 2019, a loro, piccine, degli anni ’80 e ’90. E sento taaaanto amore, quell’amore di cui ho taaanto bisogno. Amore in me stessa, da me stessa.

Mentalmente comprendo la prova. Dopo il mio amato gatto, ora saluto la mia cara zia. Ma come per Merlino, anche questa prova mi renderà più forte, solo ora condivido qui questo avvenimento difficile, ma di cui vedo il potenziale per la mia crescita interiore.

Ringrazio il Cielo che mi ha dato di sapere tanto, di essere preparata, almeno a livello mentale, conoscitivo per così dire. Gestire 2 lutti in 3 settimane non è proprio gita al luna park.

Ma, se così ha voluto il Signore, così sia…

 

 

 

Schemi mentali

Gli schemi mentali, a mio modo di vedere, sono delle barriere alla creatività, alla circolazione dell’energia e dell’amore. Me li immagino come delle barriere, dei cancelli che chiudono il nostro cervello e il nostro cuore. Oltre non si può andare, e se mai dovessi scavalcare quei confini, suona l’allarme.

Ma chi ce li ha creati questi cancelli mentali?

Poniamo che sei cresciuta con questo mantra in testa: prima il dovere, poi il piacere.

E allora cresci, diligente, colori dentro i bordi, fai i compiti prima di giocare, aiuti la mamma a fare i mestieri il sabato mattina a 6 anni, pulisci la doccia dopo che l’hai usata, aiuti a sbucciare infiniti fagiolini. Cresci e questo mantra ritorna ogni volta. Ti laurei facendoti un mazzo tanto, non conosci la festa universitaria, perché sarebbe una violazione a quello che ti è stato insegnato. Completi il corso con tante sofferenze, solo studio e anche lavoro, perché non basta uno, ci vogliamo mettere proprio sodo a fare ciò che è “dovere”.

A seguire il mondo del lavoro. Anche li, diligente. Segui le regole. La gerarchia.

Prima il dovere e poi il piacere si trasforma nel lavorare dalle 8 alle 17 e poi svagarsi quando si può, e soprattutto inebriarsi al weekend. Weekend dopo weekend, mese dopo mese. Anno dopo anno.

Qualcosa però non torna, questo dovere comincia a starti stretto. Mano a mano, cominci a conoscere la spiritualità, scopri, piano piano, che il mantra si capovolge e addirittura si enuncia “è nostro diritto essere felici”. E qui si fa tanto confusione…

Ora, la situazione è che cerco la felicità in ogni dove. In ogni quando. La felicità, la serenità, la pace. Non sempre è facile, perché chi mi sta vicino, è ancora rinchiuso nella gabbia del mantra sbagliato, della lamentela a tutti i costi.

Sono dure lotte quando poi, mi devo confrontare con chi mi ha insegnato questo mantra, cresciuto anche lui nella convinzione che la vita sia solo duro lavoro, sacrifici, dolore, e forse, se il tempo e il denaro avanza, piacere, vacanza, relax. Parlare di diritto al piacere, alla felicità, ti fa dipingere come i figli dei fiori degli anni ‘60, strambi e fuori di testa mentre l’interlocutore impersona ottusità fino al midollo.

Per me, che sono acquario, nessun problema: me ne sbatto e vado avanti per la mia strada, costi quel che costi. Ma in ballo c’è la serenità di mia sorella, che ovviamente ha anche lei la mia stessa visione ed è a contatto ogni giorno con quel padre “ottusangolo” e retrogrado. Che si fa? Come si fa a capovolgere il mondo, e la mente di chi è cresciuto con tali costrizioni mentali?

Finchè ci dobbiamo confrontare con noi stessi, è un conto. Ma il conto si fa salato, quando a confrontarci siamo con chi in famiglia non la pensa come noi.

Ovviamente non si può cambiare la mente altrui…

Pregare.. non resta che questo.. ma se ci pensi.. a quanto ci auto-limitiamo in nome di qualcosa che ci è imposto dall’esterno… e questo si può collegare a qualsiasi cosa (società, scuola, chiesa, tv), ma ora è già troppo che ho scritto. Lascio a chi legge di spaziare nelle conclusioni, e di lasciarmi un commento, un consiglio se ne avete voglia.

Grazie ❤